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Sull’amicizia

By 06/05/2014 Aprile 3rd, 2016 No Comments

Sono stati i primi ad accorrere per rendere abitabile la prima stanza di casa nostra, e l’aiuto, non è stato solo quello delle mani, soprattutto è stato l’aver sostenuto ed incoraggiato con entusiasmo di ragazzi la nostra scelta e la nostra fatica. La mamma Isotta non era dello stesso parere; ricordo che quando vide la casa, dopo aver percorso la stradina tra buche e scossoni, non scese neppure dall’auto per vederla all’interno e manifestò forte il suo dissenso dicendoci che eravamo matti, papà Guido no, con il suo silenzio ed il suo sorriso credo avesse capito.

Loro, gli amici, i giovani scout che erano stati la compagnia della rocca, arrivarono quella sera, quando prendemmo ufficialmente possesso della casa, organizzando così spontaneamente una veglia.
Sedemmo in terra, lì, nella camera grande, quella che ci aveva così affascinati quando, scesi dalla moto, entrammo per la prima volta nel palazzo di sopra. Non ricordo quale fu l’argomento di quella veglia, credo però che tutti loro sapessero che per me, che ero stato loro così vicino, quello sarebbe stato l’inizio, il magnifico inizio di una nuova ed affascinante avventura a due, anzi….. Cristiano aveva poco più di un anno e alice non era ancora nei nostri pensieri. Pensare di rendere abitabile qualche spazio di questa casa, per me e forse per loro, sarebbe stato come l’urgente costruzione dell’angolo di pattuglia in cui iniziare l’attività o come il laborioso lavoro nella sede rover di via Mazza che ci aveva impegnati pochi anni prima.

Poi ci fu il lavoro. La prima grande fatica per la pulitura dei travi e dei pavimenti, in totale abbandono da molti anni; forse a tutti noi quella polvere che ci rendeva bianchi come vecchi, ricordava le cicliche grandi pulizie della sede di via Giordani, tra parolacce e risate: una costante nella nostra vita scout di quegli anni. Non ha scoraggiato nessuno la sporcizia, la precarietà e la cucina che non c’era (ma come mangiavamo?).

Più volte, nei miei sogni di ragazzo, ad occhi aperti e chiusi, quando si cerca di immaginare quello che potrebbe essere il tuo domani, mi ero “visto“ in una grande casa immersa nel verde, con un prato pieno di gente grande e piccola che giocava rumorosamente. Erano sogni ricorrenti, quasi reali, privi però di ogni connotazione di tempo e di luogo e sempre più forti e chiari quando nelle mie escursioni mi trovavo di fronte ad una casa abbandonata di cui cercavo di intuire la storia e la vita. Certo, la realtà poi non e’ stata proprio come nei sogni. Essa ha molte facce; quella della fatica, ma affrontata così, quasi per gioco; poi la cronica scarsità di denaro che per non contrarre debiti ci ha costretto ad un recupero sistematico delle cose, ad evitare ogni spreco, a forzare il lavoro individuale per non dover spendere soldi con muratori, idraulici, elettricisti. Ritorno ad una umiltà di chi sa di non sapere, prendere con ironia i propri errori ed imparare da chi sa. Consapevolezza che non si può avere tutto subito (un albero non cresce in un anno in questa terra argillosa).
Per il bosco tante volte sognato e per il ritorno delle rondini e degli altri uccelli, ci sono voluti molti anni di amorevole e faticoso lavoro.

E gli amici? Loro, i rover e quelli che vennero dopo sono comunque restati una costante presenza nella nostra vita. Sono stati compagni allegri e maestri nostri e dei nostri figli piccoli, hanno permesso, anche solo con la loro presenza, qualche piccola nostra “fuga “, qualche breve viaggio per poter respirare un po’ di aria nuova e ricominciare. Lavoravamo sempre allora. Qualcuno poi, un giorno, venne a dirci di fare basta e ci organizzò il primo vero campeggio sotto il gran paradiso, ove poi siamo tornati per più di venti anni, portando con noi giovani amici, e lì, altri ne abbiamo incontrati. Ora sappiamo che un sì può aprirti nuovi ed affascinanti orizzonti e che un no sempre li esclude ( ma questa è una storia nella storia, forse un giorno ve la racconterò).

Quando non abbiamo potuto viaggiare fisicamente, lo abbiamo fatto attraverso gli altri, facendoci raccontare di mondi a noi sconosciuti, di altre vite e di altre cose. Siamo stati partecipi di storie bellissime ed altre terribili, abbiamo riso e sofferto cercando di capire ed accettare verità anche molto lontane dalle nostre. Tutto questo, ora, è patrimonio della nostra quotidianità ed ancora oggi, quando con qualche amico si parla e ci si conosce, usiamo tutto questo vissuto come strumento di comunicazione, di comprensione, a volte come se i fatti raccontati fossero stati vissuti da noi stessi. Nei momenti di difficoltà, poi, quando la solitudine ci rende ciechi e sordi, ecco un sorriso, una battuta, una pacca sulla spalla data da un amico possono fermare un possibile diverbio o peggio un litigio, prima ancora che cominci. Certo a volte il problema poteva nascere tra gli amici presenti, ed ecco allora che tutto si rovescia, allora siamo stati noi a far ridere loro cercando di ristabilire equilibrio e serenità. Gli amici sono anche ora i tranquilli o allegri compagni di serate sotto le stelle, o l’inverno davanti al fuoco perennemente acceso del nostro camino; allora, anche facendo niente e forse inconsapevolmente ci aiutano a combattere l’isolamento, quel nemico terribile che ha pesato come un macigno sulla gente delle campagne sino a non troppo tempo fa, o per vincere la solitudine della coppia spesso responsabile di silenzi, incomprensioni e fratture. Alcuni sono restati nella grande casa per lunghi periodi diventando parte di noi, altri sono restati pochi momenti, sempre però portando qualcosa che certo e molto di più di quanto noi si sia potuto dare loro. Molti dei molti conosciuti, non li sentiamo da anni, mentre con altri abbiamo contatti frequenti. Poche le forzature, rare le telefonate, così che ognuno possa vivere nella propria libertà, sapendo però che ci siamo e che anche se da molto tempo c’è tra noi il silenzio, nel momento di un possibile incontro, sarà come non essersi mai separati.

La Vivi ed io sappiamo bene cosa hanno rappresentato gli amici per noi, ma noi cosa siamo stati e cosa siamo per tutti quelli che nel tempo ed ora frequentano o hanno frequentato la nostra casa e la nostra vita? Ecco, amiamo pensare che la serenità della nostra esistenza, possa essere stata per qualcuno un esempio da seguire o un modello possibile e la casa, anche solo un luogo ove si torna per trovare affetto e ospitalità sicura.
Sono stati tanti e tanti saranno ancora.

In questo momento e dopo un lungo tempo di assoluta fortuna per la nostra salute, qualcuno, altrove, ha voluto farci capire che non può essere sempre così che lo star bene con il proprio corpo (per quanto se ne sia avuto cura) non è per tutti e non è per sempre. Ecco allora gli interrogativi, la paura di prassi sconosciute e del dolore, il contatto sgradevole e la abitudinaria burocrazia delle strutture sanitarie, una sorta di smarrimento in cui ti sforzi di capire che cosa succederà.

Eccoli di nuovo gli amici, quelli di sempre, che conosci da quando erano bambini e si prodigano in modo commovente, per chiarirti, incoraggiarti, facilitarti le cose e le procedure a te sconosciute poi quelli nuovi, giovani, che tu pensi lontani dai tuoi anni e le tue storie, anche loro ti incoraggiano con una parola, un gesto e ti sostengono e ti fanno forza: ti infondono quel coraggio che è necessario e che la solitudine renderebbe più difficile se non impossibile. Anche il nostro medico che pure svolge la sua “normale“ professione si è prodigato credo oltre il suo dovere abituale “curandoci“ in modo veramente amabile.
Tutti nello stesso modo dobbiamo ringraziare e a tutti dobbiamo qualcosa.

Cosa saremmo senza di voi?

Scoiattolo Rosso

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