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San Giorgio del Centenario

Ho lasciato che passasse qualche giorno prima di queste parole; non sono abituato ad esprimere pensieri sull’onda dell’emozione che, in occasioni come questa, sono per me fortissime e mi portano facilmente verso discutibili valutazioni.

Ora, a cose fatte, il pensiero dell’evento, le implicazioni in esso connesse, la fatica, le catastrofiche previsioni meteo e le tensioni dei giorni prima, hanno lasciato il posto ad una beata tranquillità, ad una sorta di soddisfatta consapevolezza che tutto è andato bene, anzi benissimo. Ho visto da parte di tutti noi adulti la determinazione per il lavoro da compiere, ma anche sorrisi nella constatazione che tutti si stava operando così come uno scout sa di poter fare. Era quanto ci si aspettava da noi, ed è quello che abbiamo fatto, ognuno secondo le proprie possibilità. Bravi quindi tutti noi, coordinata da un Galletto superlativo e da un Cacciavite quanto mai efficace anche se Allegro; bravi i genitori che hanno operato con la Rita in cucina ed anche chi, pur assente da tempo, non è mancato per questa occasione. Infine un bravo bravissimo ai due che avevano sulle spalle il peso di tutto.

Solo grazie a tutto questo i giovani capi hanno potuto realizzare in sicurezza quello che faticosamente avevano organizzato per questi giorni del San Giorgio. Anche in loro ho visto l’impegno, la fatica, il sacrificio per qualche necessaria rinuncia a causa del tempo, ed anche qui ho visto il sorriso e mai musi lunghi che potevano essere anche giustificati. Infine loro, i lupi, gli esplo, i rovers…. beh, sono la nostra meraviglia, sono quello per cui tutto acquista un senso, con la loro beata incoscienza o forse con il coraggio dei loro pochi anni che riesce a far sì che un violento scroscio d’acqua si trasformi, come per magia, in un ulteriore e divertente gioco. Ho visto e rivisto tante persone con i capelli bianchi, qualcuno dei quali veniva da lontano, gente che è stata scout in un altro tempo e che in qualche caso ho faticato a riconoscere. Ho visto abbracci e strette di mano scout da parte di chi era stato con noi anche solo per un breve periodo ed in tempi lontani, ma con gli occhi lucidi nel ricordo della propria infanzia e la consapevolezza di essere stati e di essere ancora parte di questo grande gioco, come anello di una catena che li lega indissolubilmente a noi che siamo ora qui. Spero e mi auguro che i giovani capi abbiano capito e fatto comprendere ai loro ragazzi il significato profondo e l’importanza di quei capelli bianchi che con orgoglio hanno indossato magliette, felpe e fazzolettoni del centenario restando lì a guardarvi durante le vostre attività.

In tutto questo però non ho potuto fare a meno di cogliere una nota stonata, anzi, mancante; l’assenza cioè di coloro, e sono tanti, che non hanno dato nessun contributo, che non si sono visti, in particolare quelli che sono stati importanti per la crescita della nostra sezione ed anche per ognuno di noi. Voglio pensare che qualcuno non abbia saputo (é possibile?) o che fosse impossibilitato per altri motivi; non voglio neanche immaginare che pur potendo abbiano snobbato l’evento così, come cosa di  poca importanza.

Cari i miei assenti, non sapete cosa vi siete persi, non capirete mai la magia di quei momenti, la bellezza e la complicità che é insita in una fatica condivisa ed infine sentire le voci allegre dei ragazzi, le loro corse sotto la pioggia e la meraviglia di un parco che per 3 giorni è stato un campo scout, il nostro campo scout, il primo degli eventi di questo anno del centenario. Sapete cosa vi dico? Avete perso un’occasione che non si ripeterà e voi non c’eravate. Peccato!

Scoiattolo Rosso

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