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Cinque foto

By 25/10/2014 Aprile 3rd, 2016 No Comments

Angolo di pattuglia 1 Angolo di pattuglia 5 Angolo di pattuglia 4 Angolo di pattuglia 2

Stavo sistemando l’archivio C.N.G.E.I. che casualmente staziona in casa mia (ma è logico?) quando mi sono capitate per le mani queste foto. Credo appartengano agli anni 1958-59 quando cioè ero esploratore ed appartenevo alla pattuglia Lupi. Ma che cosa è un angolo di pattuglia? E quale è la sua importanza? Ora cerco di spiegarvelo analizzando queste foto. Nella prima si nota il portale con l’identificazione del nome “ patt. Lupi” e si intravede l’interno. Un tavolo, due panche, sul tavolo dei modellini di costruzioni, sullo sfondo una finestra.
Quello che è facile capire anche senza spiegazioni è la coerenza di stile (STILE?), cioè stabilito un tema, cercare di seguirlo coerentemente durante il lavoro (LAVORO?). Andiamo però ad osservare gli altri particolari della costruzione. La pattuglia ha dovuto procurare le canne di bambù per l’entrata, ha dovuto poi pensare a come fissarle per creare il portale (pensate ad un portale da campo) quindi idee, confronti, progetti, discussioni, tutti argomenti per le riunioni di pattuglia. Sopra, come decorazione ci sono due pelli di scimmia. Da dove vengono? Avevamo concordemente stabilito che ci volevano delle pelli per abbellire l’angolo e sapevamo che un commerciante di Cattolica ne aveva a buon prezzo. Quindi dura colletta per autofinanziamento ed uscita di pattuglia in bici; strada panoramica (magnifica peraltro) stanchezza, sudore, un po’ di saliscendi poi contrattazione, acquisto e ritorno con gli zaini pieni (le bici non erano mountain bike, ma dei ferri, alcune anche prive del cambio, ma nessuno si è lamentato perché l’entusiasmo ci sosteneva). Guardiamo ora il tavolo di cui solo le gambe sono ben visibili. Noteremo che non sono tavole comperate ad OBI (non c’era) sono tronchi, trovati chissà dove (in via Giordani non c’era bosco) unite come tutti noi sappiamo fare, con una congiunzione di corde. E le panche? Già, sono quelle che ancora girano a S. Colomba con le gambe infilate nei fori ricavati con un trapano a mano (non c’erano utensili con batterie al litio). Sulla parete di fondo, ai lati della finestra decorata con teste di lupo, altre pelli con su riportata la Legge ed illustrato un suo articolo “l’esploratore è sempre sereno anche nelle difficoltà” quindi un ritratto di Aquila Azzurra (Umberto Perfetti), un piccolo B.P., e sotto ancora probabilmente le foto di una IMPRESA realizzata. Subito sopra un giglio di ceramica fatto dai miei 12 anni. Sulla sinistra vicino alla pelle, quell’oggetto strano è un fanone di balena oggetto esotico che qualcuno aveva portato non si sa da dove. Sulla parete di destra, tra le due pelli di scimmia, uno scudo che è stato il mio primo lavoro da lupetto realizzato con traforo e dipinto con l’aiuto di mio padre. Sotto la finestra una mensola, sempre realizzata con tronchi e tronchetti. Sopra una serie di calchi di tracce di animali realizzate in gesso, frutto di un’altra uscita di pattuglia. Nella tabella dietro queste, la ricerca teorica fatta per il riconoscimento senza internet delle tracce (riunioni di pattuglia) ben visibile la bella tavola dei nodi; sul tavolo i modellini di cose poi realizzate ai campi, una tenda sopraelevata, un ponte, una torre per segnalare (segnalare ?) Sì, con il “morse” o con il “semaforico” (difficilissimo). Sul tavolo ancora un corno di bue (non si usava il fischietto). Andare al mattatoio a prendere il corno, se te lo davano, eliminarne i pezzi non buoni, farlo bollire per ammorbidirlo (le mamme non erano contente) assottigliarlo usando un vetro spezzato per dargli sonorità, più è sottile più bello è il suono, quindi decorarlo. Non dimenticare mai la bellezza e lo stile. Nell’angolo vicino al totem (mitica scultura realizzata però da Rover anni prima (rover )) un’angoliera, sempre in canne di bambù con esposizione di fossili raccolti durante un’altra uscita di pattuglia.
Ecco, questo era l’angolo dei lupi ove ogni cosa aveva un significato o una storia, ma c’era anche quello delle aquile con il suo stile rustico tutto di legno, quindi quello dei leoni costruito con canne e sopraelevato su una palafitta, poi quello degli scoiattoli in perfetto stile giapponese con lampioni traforati e carte dipinte e colorate, un tavolo basso e dei cuscini a terra, poi le civette un vero tepee da pellerossa con scudi e penne.
Purtroppo di questi non abbiamo immagini, fare foto allora costava caro, non esisteva il digitale ne i telefonini, vi assicuro però che tutti avevano un loro stile, una loro caratteristica.
Costruire l’angolo costituiva la prima fatica di una pattuglia, serviva ad unire, serviva a fare emergere caratteristiche individuali, serviva alla ricerca tecnica e pratica (reperimento dei materiali) ed era un luogo, il tuo luogo, e ti rappresentava. Serviva al Capo Reparto per capire chi aveva davanti, serviva ad attribuire capacità senza bisogno di tristissimi e banalissimi esami, serviva a fare in modo che la sede fosse luogo vissuto ed amato, ove lavorare, divertirsi, in assenza allora di aggeggi elettronici, corsi di musica, discipline orientali ed altro. Non servivano chiamate telefoniche per vedersi, il pomeriggio dopo la scuola e lo studio, si veniva in sede e se non si aveva voglia di lavorare, ci si “ menava” a stik ball, a ping pong o si cantava.
Ora entro in sede, quella stessa che ho contribuito a realizzare, nella quale non mi riconosco. C’è una bella cucina, frigo, mobiletti, stufa a pellett, poi un bagno perfetto, poi ancora l’angolo di reparto, di reparto? e le pattuglie? Il fascino delle cose fatte dai ragazzi? Mah! Se ne saranno dimenticati penso. Anche a S. Colomba sembra se ne siano dimenticati: e tutto quel bosco, il prato? Averli avuti allora……..
Nostalgie? Nessuna. Io queste cose le ho vissute.

Scoiattolo Rosso

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